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PONGO Mbuti – Pygmy Barkcloth

LE CORTECCE DIPINTE DEI PIGMEI MBUTI. “La lama tagliente della logica non ci ha ancora separato completamente dal mistero che ci circonda” (Tristan Tzara). Questa frase ben rappresenta lo spirito di queste pagine: la ragione e la volontà non bastano a spiegare tutte le espressioni dell’uomo. I Pigmei Mbuti sono una popolazione che abita la foresta dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, fra Sudan e Ruanda. E’ un popolo che vive di caccia e raccolta, in piccole comunità, spostandosi quando la foresta non consente più loro di procurarsi il cibo; hanno un’organizzazione sociale solidale e priva di autoritarismo, un sentimento religioso naturale e maturo, un grande rispetto per la persona. Il loro unico abito è costituito dalle cortecce di alberi, che gli uomini raccolgono e battono, e in seguito vengono scritte, dipinte, decorate dalle donne, durante cerimonie a forte carattere religioso, in cui il rito accompagnato da canti e balli si fonde con la preparazione delle cortecce dipinte. Il risultato di questo rito sacro è una sorprendente varietà di segni primari, che richiamano alla mente Paul Klee e Capogrossi, ma anche le combinazioni seriali di Sol LeWitt, e più in generale i segni delle scritture antiche e moderne. E’ forse inutile interrogarsi sul significato simbolico dei segni: resta la sensazione, osservando queste opere, di trovarsi al cospetto di un linguaggio dell’arte universale, fuori da ogni tempo e particolare cultura. Ci piace osservare che le cortecce sono istoriate dalle donne, che in questa società tribale primaria svolgono quindi il compito di artiste, deputate a tramandare traccia di significato della comunità.
 
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